Le Video - Poesie


 

"Lo spirito dell'altrove"

Poesia di Iole Chessa Olivares. Lettura e post montaggio di Diego De Nadai

Tratta dalla Raccolta di Poesie (Nel finito... Mai finito) Edizioni Nemapress.

Sull'altrove come concetto fulcro dell'intera modernità ocidentale, per strano e squisito paradosso, proprio Jung potrebbe guidarci, e cioè il suo studio e addirittura il suo culto per l'inconscio... Mentre come squisito gioco immaginifico e rito espressivo enciclopedico-combinatorio, nessuno più di Borges ha in mano lo scettro della fantasia... Ora, l'idea di poter leggere un pò tutto il libro ( i libri poetici )di Iole Chessa Olivares come un disvelamento de-scritto dell'effetto " numinoso " degli archetipi ,lirici , e crediamo lecito, e molto intrigante. In gioco, é tutto il senso e il concetto di una poesia che disvela o s'ammanta anch'essa di archrtipi, così come l'inconscio individuale o collettivo che esso sia... Se è vero com'è vero che ogni storia o vicenda romanzesca, nonché poetica è... diceva Jung di se stesso e della propria vita " un autorealizzazione dell'inconscio ", un testo come " Nel finito... Mai finito corrisponde proprio a questo" ... nei rivoli accesi dell'inganno/nella vana tarantella/in ogni alba ritesse l'anima"... Per Iole, quindi , la radice dell'infinità è sempre la finitezza- come la radice dello spirito è la carne, e l'essenza dell'anima, parte dalla terra. Ma è il finale che ci sommuove e ci incanta " la radice viva/ di un "laggiu" lontano"... Ed è ancora, dolcissimo esito, questa sua strana posa scherzosa ed amorosa, come di incedere e meditare intanto l'intero Universo " a naso in su/ in devoto sperdimento"...

Plinio Perilli

 

https://youtu.be/mJkmwSVMN3w

 

 

"IL RICHIAMO DELL' ALTRO"

Poesia di Iole Chessa Olivares, lettura e montaggio di Diego De Nadai

tratta dalla raccolta "Nel finito... Mai finito".

Un vibrato profondo quasi strappo alle corde il richiamo all'altro Di là dal giogo dell'io punto culminante poi... triste dissolvenza in musica lontana Il cuore sangue-fango sospeso a dipanarsi nel tempo talvolta là dove più duole solo un povero cuore Nel mistero di chi siamo l'uno per l'altro e... per la nostra anima un andare bruciante inesauribile da consegnare al cielo. ------- Di là dal giogo dell 'io"... Il punto è quello che sempre però si sposta ci sposta imprecisi là dove più duole, nel mistero di chi siamo... Difatti il punto culminante svapora in dissolvenza... Insomma se ne va, ci lascia, come il tempo bello, il sole e l'azzurro senza nuvole... Quale cielo ci resta, allora, da consegnare al cielo ? Iole non lo dice ( non lo sa, è ovvio), ma in qualche modo lo immagina, lo dipinge, pennella aggettivi: bruciante, inesauribile ( il nostro andare )... Ma il suo incipit di tre versi ferma il richiamo dell'altro davvero come una brevissima sentenza d'eterno, un minimo, Credo assoluto, che l'assoluto insegna, comanda in fratellanza... Ama il prossimo tuo come te stesso, catechizzava Cristo. Ma anche la poesia, recita e insuffla i suoi magici, lampeggianti battesimi di Verità " là dove più duole/ solo un povero cuore". Non c'è bisogno di rima, dove l'assonanza è universale, decisivo l'afflato. Duole/cuore, U-O-E... Tre vocali in comune sono già un battito.

Plinio Perilli

 

https://youtu.be/M898VLHHobg

 

 

"Il mio mare"

Poesia di Iole Chessa Olivares, lettura di Diego De Nadai

tratta dalla raccolta Poetica (Nel finito...Mai finito) edizioni NEMAPRESS, 2015.

Il mio mare una torre, il faro poi... il mare il mare rincorso innalzato dentro tutti i ricordi che fanno siepe si consumano gli uni egli altri Pulsa apre e chiude conchiglie chiede di esserci comunque non solo sulla riva ma nel cuore del cuore Il mare... il mio mare è rammendo di onde-strazio -soccorrevole- i punti allo stremo sulla scia del poco cuce a ricamo ---- Rammendo di onde-strazio" ..... " il mio mare".... Soccorrevole ( torna quest'aggettivo caro a Iole) al punto che ogni punto " allo stremo" ( come uno strappo d'abito... d'habitus ! )" cuce a ricamo" sulla scia del poco. Che immagine felice, minima e radiosa: caproniana !.... Cucire " a ricamo " sulla scia del poco.... Col mare (sempre rincorso/innalzato ) che serba e apre, sulla scia lieta; e il poco, il fido "poco" che ci assiste: come un filo, l'ago, una piccola asola, la sfilacciatura di un tessuto, una bella stoffa qua e là tagliata o consunta...la vita... Così l'indimenticabile Annina di Caproni, nei "Versi livornesi " ( cioè la mamma Anna Picchi ) : " Andava in alba e in trina / pari a un'operaia regina" ... " Livorno le si apriva /tutta, vezzeggiatiuva"... Com'era acuto l'ago/ e agile e fine l'estro !... Ecco, Iole, col suo dolce cuore del cuore, e quest'eterno trasparente rammendo di onde-strazio, ricorda e onora davvero uno dwi più begli esiti- netto e soave- dell'italica poesia moderna: " Mia mano, fatti piuma:/ fatti vela; e leggera/ muovendoti sulla tastiera, / sii cauta"... Anche la scrittura della Chessa Olivares, insomma, cuce d'ago e d'estro- e l'anima, la sua ariosa anima spesso dolente, sempre le si fa vela

Plinio Perilli

 

https://youtu.be/S17SHcgEaWA

 

 

"La devozione a esserci"

Poesia di Iole Chessa Olivares, tratta dalla raccolta (Nel finito... Mai finito) edizioni NEMAPRESS -- (ISBN 978-88-7629-\33-3)

Lettura di Diego De Nadai, Vincitrice del 1° Premio assoluto nel Concorso " Sanremo Arte 2000" ediz. 2009 Pres. Cav. Casimiro dell' Arco.

La devozione a esserci Nello sperpero di tinte allontana il tempo nuove possibili primavere, forse il sorriso con allusiva clemenza lascia al labbro -appena nascosto tra i denti- un anticipo di cenere Eppure, del tutto non si estingue, la devozione a esserci. Un filo d'anima alla volta svaria, si dipana tra i riflessi anche i meno leggiadri, alle pieghe del cuore arresi, senza nido per malìa di uno smerlo inatteso. Avanza la devozione avanza soave e...non s'adombra, porta con sé le molte ore infrante sul bisbiglio "dell'ormai" e vivo, soccorrevole, il richiamo d'una smisurata altezza mai troppo lontana. ------ Avanza la devozione..... Avanza come una regina, o una dama di corte, una principessa, comunque di sangue reale, fra le dame di corte delle altre virtù o bellezze, non meno belle a volte, ma mai così di classe... Ed ora uno sguardo agli aggettivi che la rivestono, la impaludano... Allusiva ( clemenza)... Soccorrevole ( il richiamo) ... Smisurata (altezza/mai troppo lontana)... Un'occhiata ai verbi che la riveriscono e la comprendono... Svaria... si dipana ( Montale vergò invece " un filo s'addipana" ! ). Due parole due sull'elegante,seppur severo humour con cui Iole Chessa Olivares conduce il gioco lessicale, prima ancora che la moralità lirica, o,diciamo, la vicissitudine etica: il " bisbiglio dell'ormai" è veramente duttile, candido, come la soavità che irradiano quei rosei o cilestrini lacerti di un dolore ammansito, ripensato... come tra i riflessi per malìa di uno smerlo inatteso... " C'è sempre un piacere a scrivere" - Borges aveva ragione - " La scrittura è una forma di felicità. Eppure, alcuni scrittori dicono di essere tormentati dalla scrittura. Allora perché scrivono ? "... La boutade é adorabile ! Ma Iole,per fortuna, proprio non ne ha bisogno... Nuove possibili primavere ci aspettano sempre. E non riguardano Monsieur Godot... Perché loro giungono sempre, ne mai restano inattese: e proprio non deludono.

Plinio Perilli

 

https://youtu.be/aLNJVXL6dfc

 

 

"Roma la mattina"

Poesia di Iole Chessa Olivares lettura di Diego De Nadai

tratta dalla raccolta (Nel finito... Mai finito) edizioni Nemapress.

Una Roma Plastica e femminea che si sveglia bella come splendida vestale o imperatrice di mille grazie, virtù ed esiti artistici... Oh, ma di Roma- a parte i suoi campioni e templari di sempre: Goethe , Stendhal...- c' interessa ancor più l'opinione degli scettici di genio, entusiasti ma fin troppo controllati: Jorge Luis Borges, ad esempio, che discorrendone sempre l'elogia come un culmine. "Roma non è soltanto i suoi sette colli, ma un ogni senso un apice". la bella espressione poi della Chessa Olivares, " Una Sindone d'oro e sangue", riesce per virtù espressiva a comprendere sia la Capitale pagana, imperiale e imperiosa d'oro, sia il Capit Mundi evangelico, dove il sangue s'imola, ritrae per sempre la sacra Sindone della sua stessa Fede. Quo vadis ?..... E' a Roma- attenzione- che sono stati martirizzati sia San Pietro che San Paolo.

Plinio Perilli

 

https://youtu.be/05ZHflPmhM4